Regione Toscana, dopo 3 anni il riallineamento economico è ancora una chimera: diciamo basta all’abominio

Firenze -

I primi giorni di agosto che solitamente scandivano l'inizio delle vacanze nazional popolari, oggi, per i dipendenti della Regione Toscana, sanciscono l'incapacità di gestire una situazione a dir poco paradossale.


A distanza di quasi 3 anni, tra i dipendenti storici e quelli transitati dalle Province attraverso una riforma mal pensata e peggio ancora riuscita, si parla ancora di "riallineamento" economico. Un frettoloso accordo alla vigilia della scorsa Pasqua sanciva il riallineamento economico che qualche sigla sindacale in vista del rinnovo della RSU correva ad annunciare ai quattro venti come una conquista che poneva la parola fine sulla disparità tra lavoratori.


I dubbi allora sollevati da USB oggi divengono certezze: ebbene sì, l'esecuzione dell'accordo resta in realtà vincolata all'emanazione di un DPCM di contenuto favorevole all'operazione, e prima ancora ad un'intesa tra Stato e Regioni di cui - ahinoi - ancora non si vede traccia nei verbali della Conferenza Unificata al fine di realizzare l'equiparazione del trattamento accessorio.


Non solo, ma nei primi incontri volti alla costituzione del fondo delle risorse decentrate 2018 si scopre con somma sorpresa che, per quanto la famigerata "legge apartheid" Delrio sia stata disapplicata dallo stesso legislatore statale a far data dal 1°gennaio scorso, l'Amministrazione regionale intende applicare ad oltranza - con un singolare attaccamento morboso - la propria L.R.22/2015 figlia della Delrio, lasciando dunque i bastoni tra le ruote della piena equiparazione dei dipendenti transitati in Regione. Cosa abbia prodotto questa riforma ne siamo stati testimoni, tutti, quotidianamente.


Ma il punto non è solo questo abominio compiuto nel nome del "cambiamento", bensì anche ciò che questa riforma ha generato sul piano lavorativo, in particolare in quello che ora è a tutti gli effetti il "braccio operativo" della Regione Toscana: una forte discriminazione tra dipendenti che, ad oggi, sta generando una spaccatura trasversale sempre più profonda con conseguenze facilmente intuibili.


Non vale l'antico detto per cui chi divide impera. No, questa situazione razionalmente non aiuta nessuno, sia chiaro. Non aiuta l'amministrazione a raggiungere i suoi obiettivi, se davvero li cerca. Non aiuta le sigle sindacali a riappropriarsi della fiducia ormai persa dei lavoratori abbandonati da anni e ancor meno aiuta i lavoratori, tutti, a recuperare la loro forza unitaria e la loro dignità. Aiuta solo ad alimentare nel proprio animo il nichilismo, dove niente cambia e tutto è così perché dobbiamo andare sempre verso il "peggio" in modo rassegnato e ineluttabile.


Il saldo e sacrosanto principio con cui si stabilisce che lavoratori di una stessa azienda, a parità di mansioni e tipologia di lavoro, abbiano lo stesso trattamento economico ad oggi non è stato osservato e non si vede, ne tantomeno si capisce, quando e come questo abominio sparirà.


Ci sono tecnicismi e dinamiche politiche dietro le quali l'amministrazione non può e non deve nascondersi e non può e non deve allontanarla da questo obiettivo, che dovrebbe essere prioritario per ogni amministratore illuminato e lungimirante. Negli obiettivi, ci sono intenti e priorità; beh, questa è una priorità, non deve essere e rimanere un intento.


Le sigle sindacali, tutte, devono tutelare i lavoratori e la loro dignità, ma ad oggi così non è stato.


Quando il vento si alza e l'aria si fa tempestosa, i lavoratori possono solo tenere la barra dritta per avere davanti a se, la giusta direzione. Questo dobbiamo fare, avere chiara la nostra direzione e che dividersi e dividere, non è utile a nessuno. Ma è utile e doveroso capire chi vuole la barra dritta per raggiungere Itaca, e chi questo non lo vuole.


Ad oggi, questo non è chiaro e noi vogliamo chiarezza, su tutto. Lo possiamo, lo dobbiamo e lo vogliamo.


Pertanto, a partire da questi primi giorni di agosto e al fine di ottenere giustezza e giustizia e uscire da questa odissea, l'USB ritiene plausibile ogni strada utile, dall'ipotesi di mettere in stato di agitazione il personale a quella di intraprendere un'azione avanti ad un giudice del lavoro.                                                                                                                                                                            
USB Dipendenti Regione Toscana


I rappresentanti RSU: Franco Berardi, Alessio Manetti, Galileo Cacioli Paciscopi, Massimo Melucci.