Pubblico Impiego Regioni e Autonomie Locali

Provincia di Padova: USB scrive ai giornali.

Padova -

Il disegno di Riordino delle Province iniziato con la Legge n. 56/2014, prevedeva che le Regioni, entro il termine del 31 dicembre 2014, adottassero iniziative legislative per la definizione delle funzioni. Solo a novembre 2015 la Regione Veneto ha legiferato in materia, L.R. 19/2015, lasciando nel frattempo le Province nella condizione di dover far fronte sia alle spese per i servizi delle funzioni fondamentali, ad esse afferenti, sia alle spese derivanti per i servizi delle funzioni non fondamentali spettanti alla Regione.

Una situazione finanziaria per le Amministrazioni Provinciali fortemente compromessa, tenuto conto anche del disposto della Legge di stabilità che richiede alle Province un contributo da versare allo Stato, di 1 miliardo di euro per il 2015, 2 miliardi di euro per il 2016 e 3 miliardi di euro per il 2017.

La carenza di risorse economiche e il vuoto decisionale e organizzativo, hanno determinato una diminuzione ed indebolimento della presenza pubblica nell'erogazione dei servizi.

A rischio i servizi quali trasporto disabili; integrazione scolastica per studenti con grave deficit sensoriale; sostegno per la progettualità minori riconosciuti da un solo genitore; prevenzione, protezione, territorio e ambiente; manutenzione e messa in sicurezze di strade e scuole; formazione, progetti finalizzati alla dispersione scolastica; ricerca e inserimento al lavoro; servizi e attività inerenti al trasporto pubblico/privato.


Sebbene al 1 luglio 2016 si sia concretizzato in Veneto il primo step del riordino con il passaggio del personale “ex Province” funzioni non fondamentali alla Regione Veneto, restando da definire il futuro del personale afferente al servizio di Polizia Provinciale e dei Centri per l’Impiego, si prospettano per i lavoratori transitati condizioni di “inutilità”, frustrazione, incertezza sulla retribuzione e sul futuro occupazionale.


La mancanza da parte della Regione Veneto di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo per le attività relative alle funzioni non fondamentali e del personale afferente, che è rimasto collocato negli uffici delle “ex Province”, nei fatti ha ridotto le province- enti di area vasta ad una stampella per l’erogazione dei servizi e senza risorse economiche.



La Regione Veneto si è riservata, ai fini della riorganizzazione dei servizi, di fare una ricognizione entro il 2017 del personale “ex province”. Riteniamo sia necessario rendere pubblici i parametri riferiti agli obiettivi da raggiungere, chiarezza sui dati relativi al fabbisogno del personale da destinare ai progetti e sui criteri di valutazione del personale. Trasparenza nella definizione delle regole sugli eventuali processi di mobilità che potrebbero coinvolgere i dipendenti delle “ex Province” .



Sul versante Province-enti di area vasta ci deve essere attenzione affinchè non si verifichino situazioni “anomale”, come accaduto alla Provincia di Padova, al fine di evitare che personale destinato a svolgere le funzioni fondamentali, venga messo in mobilità e/o comando preso altri Enti, andando in contrasto con D.M. del 14.09.2015, che stabiliva i criteri per l’attuazione delle procedure di mobilita' riservate solo al personale dichiarato in soprannumero (tale procedura di mobilità era peraltro riservata alle richieste avviate anteriormente il 1.1.2015 e da concludersi entro il 15.10.2015).

Il verificarsi di queste azioni ha determinato malessere tra i lavoratori della Provincia di Padova che negli anni passati si sono visti negare il nulla osta per mobilità presso altri Enti in forza della norma sopraindicata e il diniego di comando presso altri Enti motivato









per necessità organizzative e carenza di personale. E’ infatti vero che i lavoratori della Provincia di Padova a seguito della sostanziale diminuzione dell’organico (vedi anche prepensionamento di 69 dipendenti), sono costretti a portare avanti i servizi in situazioni dove sono chiamati a svolgere attività spettanti a mansioni superiori, che richiederebbero maggiore formazione, in una complessiva situazione di incertezza sul futuro della provincia- ente di area vasta.



Preoccupa nel suo insieme la riforma delle Province e la possibile frammentazione delle funzioni sul livello comunale che potrebbe determinare pesanti ricadute sull’occupazione e negative ricadute sull’erogazione dei servizi. Per questo è necessaria la massima attenzione sulle scelte che la Regione Veneto andrà a fare, con un richiamo ad un agire trasparente delle singole Province-enti di area vasta, in un percorso condiviso con i lavoratori per non lasciare spazio ad azioni di “privilegio”.



Padova 27.3.2017

G.Brattini –U.S.B. P.I. Veneto